Perché fotografare?

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Fotografare per conservare un ricordo

Ti sei mai chiesto perché da parecchi anni è scoppiata l’esigenza di fotografare qualsiasi cosa?
Tra migliaia di selfie fatti in ogni dove, fotografie di cibo e aperitivi, inquadrature grandangolari da punti di vista improbabili e cose del genere, sembra che tutto valga la pena di essere ritratto con ogni mezzo possibile.
Deteriorando il senso del bello, svalutando il valore di un’immagine, facendola passare come attività usa e getta, di poco conto.

Di tutte queste immagini l’uso prevalente è la condivisione sui social network, per una sorta di esibizionismo, per ribadire al mondo “Ci sono anche io!”.
Ma quante di queste immagini vengono conservate? Quante di queste vengono addirittura stampate?

Stampare i ricordi… ma almeno che ne valga la pena

Tolta la spesa economica di stampare migliaia di foto che scattiamo nell’arco di un anno e la difficoltà di trovare un posto per conservarle, chi vorrebbe appeso al muro di casa o esposta in una bella cornice una foto orrenda? Perché, diciamoci la verità, la quasi totalità delle foto che normalmente si scattano con i vari smartphone fanno veramente schifo.
Sì, uso la parola “schifo” perché la ritengo quella più appropriata.
E non mi riferisco solo all’aspetto tecnico della foto, tipo quanti megapixel, la resa colore, il contrasto. Gli smartphone o le fotocamere compatte di oggi producono immagini egregie.
Io mi riferisco all’inquadratura, al soggetto, all’anima dell’immagine.
Le fotografie di oggi vengono usate giusto per la pubblicazione di un post per poi essere inesorabilmente dimenticate.
Ed è proprio per questo che nelle nostre case non troviamo più le foto di famiglia in bella mostra sulle mensole dei mobili, sui comodini, appese ai muri, perdendo il gusto di avere una foto in casa che quando la si guarda ci suscita una tempesta di emozioni. Chi vorrebbe esporre in casa delle foto che fanno “schifo”?

Fotografare, oggi

Prima della fotografia digitale l’atto del fotografare era più pensato, sentito emotivamente. Si aveva a disposizione 12, 24 o 36 scatti per conservare i propri ricordi quindi si sceglieva bene cosa voler ricordare già in fase di ripresa. Si pensava a come fotografare il soggetto per poi avere dei risultati discutibili ma almeno ci si era fermati a riflettere.
La pellicola fotografica era una cosa tangibile, si poteva sbirciare in controluce per vedere a che ricordo si riferiva, era custodita gelosamente in qualche scatola di scarpe oppure direttamente in un album fotografico. Aveva un costo di sviluppo e stampa che non permetteva di esagerare troppo fotografando qualsiasi cosa.
Oggi il creare un’immagine è un atto molto superficiale, è pari a sbadigliare o poco di più, facendo perdere di significato l’immagine stessa.

Ritornare a fotografare consapevolmente

Fermati. Prenditi qualche secondo. Pensa al ricordo che vorresti conservare nel tempo. Inquadra. Respira. SCATTA!
In questo modo avrai creato un’immagine con un’anima, una fotografia pensata, sicuramente più piacevole allo sguardo di molte altre fotografie che nel corso degli anni hai addirittura dimenticato di aver scattato.

Concludendo…

La fotografia, in quanto mezzo espressivo, riflette la personalità di chi l’ha scattata.
Contiene in sé il punto di vista del fotografo, i suoi gusti, il suo stato d’animo, i suoi difetti e le sue virtù.

Ricordati che la fotografia è il prolungamento dell’essere di chi fotografa. Quindi sii consapevole di ciò che fai. Sempre.

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