Linguaggio fotografico – prima parte

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Come ho detto precedentemente, la fotografia è un linguaggio che deve essere letto né più né meno quasi come un qualsiasi testo scritto, basta conoscere il significato dei segni. Però chi scrive deve essere in grado di scrivere correttamente l’immagine altrimenti rischia di non farsi capire.
Ma come si scrive un’immagine con un linguaggio fotografico corretto?

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6 punti per usare correttamente il linguaggio fotografico in un’immagine

Il linguaggio fotografico usa una serie di tecniche per dare espressività e significato alle immagini create. A seconda delle scelte tecniche che il fotografo attua, ottiene effetti diversi che danno un senso alla fotografia rispetto ad un altro. Le tecniche elencate di seguito sono la sintassi del linguaggio fotografico e cinematografico.

  1. INQUADRATURA: è la posizione della fotocamera rispetto al soggetto da ritrarre.
  2. PIANO: indica il rapporto di distanza che c’è tra lo sfondo, la fotocamera ed il soggetto da ritrarre.
  3. POSIZIONE: indica la posizione del soggetto in primo piano rispetto ai bordi dell’inquadradura.
  4. FUOCO: indica la nitidezza dei vari piani dell’immagine.
  5. COLORE: indica il tipo di cromia usata nell’immagine.
  6. LUCE: indica la posizione della fonte luminosa rispetto alla fotocamera.

 Comincerò a parlare dei primi tre strumenti che un fotografo deve usare nel proprio linguaggio fotografico per dare all’immagine un determinato significato.

L’inquadratura

L’inquadratura è la posizione da cui si vuole far partire l’osservatore per leggere l’immagine.
Può essere:

  • dall’alto – è l’inquadratura dove l’osservatore si trova in una posizione quasi “di superiorità”, il soggetto viene schiacciato verso il basso facendolo sembrare piccolo, debole, indifeso. Questa inquadratura crea molto spazio in prospettiva dietro al soggetto principale
  • frontale – è il punto di vista normale di tutti noi, la si usa per far concentrare lo sguardo sul soggetto senza dargli nessuna particolare connotazione.
  • dal basso – è l’inquadratura dove l’osservatore si trova in una posizione “di inferiorità”, il soggetto viene slanciato verso l’alto dandogli una caratterizzazione di potenza, quasi “divina”. Questa inquadratura crea un ideale collegamento tra il soggetto ed il cielo.
  • obliqua – è usata per dare dinamicità all’immagine, si usa anche cercando di allineare le linee di fuga in modo tale da condurre lo sguardo dell’osservatore verso il punto di interesse dell’immagine.

Il piano

Il piano indica la distanza tra il soggetto rappresentato e la fotocamera. La presenza o meno di questi elementi nell’immagine fa capire su quale aspetto dobbiamo concentrare lo sguardo secondo il fotografo.

  • primo piano – è il soggetto principale dell’immagine, quello che occupa, in termini di volume, più spazio rispetto al resto. In certi casi può coincidere con lo sfondo, per esempio nelle foto di paesaggio.
  • secondo piano – non sempre presente nell’immagine, si pone come elemento di contesto rispetto al soggetto principale.
  • sfondo – lo spazio rimanente visibile dietro al soggetto in primo piano. Alle volte può anche non essere presente se il soggetto principale occupa tutto lo spazio disponibile dell’inquadratura.

La posizione

La posizione indica la disposizione del soggetto in primo piano rispetto ai limiti dell’inquadratura.

  • centrata – quando il soggetto in primo piano occupa grossomodo la mezzeria dell’inquadratura
  • decentrata – quando il soggetto in primo piano è posto a sinistra o a destra della mezzeria dell’inquadratura

Concludendo…

Questi primi tre punti sono il primo tassello per imbastire un corretto uso del linguaggio fotografico. Applicando gli altri tre strumenti rimanenti si va a completare la base di tale linguaggio.

Il mio consiglio è di provare a fotografare facendo attenzione a questi primi tre strumenti, sperimentando le varie combinazioni tra di loro. Quando avrai acquisito un po’ di dimestichezza nel loro uso passa agli altri tre di cui parlerò prossimamente.

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