Lightroom, Photoshop e la post produzione

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Hai presente quelle domande che non hanno risposta, tipo “È nato prima l’uovo o la gallina?” oppure “In Italia meglio votare a destra o a sinistra?” che ti lasciano senza una risposta?
Perché la domanda “bisogna ricorrere alla post produzione delle foto scattate oppure lasciarle al naturale?” mi fa sempre un po’ sorridere.
La domanda che bisogna porsi prima di tutto è “A che cosa serve la foto che hai scattato?”.

Distorcere la realtà

“La fotografia rappresenta la porzione di realtà che riesce ad entrare nell’inquadratura”  (Walter Topino – 2015) pertanto non è la realtà in toto ma ne è solo una rappresentazione minima. Quindi si può dire che la fotografia in se è una distorsione della realtà nel suo totale ma è una rappresentazione fedele nella sua parzialità. Questa considerazione è sempre valsa da quando la fotografia è stata inventata. Altrettanto valida è la considerazione che le immagini sono sempre state in qualche modo “post prodotte” anche ai tempi non troppo lontani della pellicola. Ritagli, regolazioni di contrasto e luminosità, fotomontaggi, tecniche di HDR (High Dynamic Range), sono stati inventati in camera oscura, tra carta fotosensibile, reagenti chimici e tanto lavoro manuale quindi le immagini che ci sono arrivate non sono esattamente la rappresentazione della realtà ma una personale interpretazione del fotografo.

Allora la domanda è: perchè non usare i programmi di sviluppo digitale e di fotoritocco disponibili ad oggi?

Le correnti di pensiero sulla post produzione

Le correnti di pensiero sulla post produzione sono essenzialmente tre:

  1. Il purista dell’immagine – non concepisce che le immagini vengano elaborate sostenendo che ogni modifica, seppur minima, falsa e distorce la realtà rappresentata; rifugge ogni software di post produzione e fotoritocco. In verità cerca di nascondere la sua inadeguatezza nell’utilizzo di certi software sapendo che se li usasse non riuscirebbe assolutamente ad ottenere il risultato che vuole.
  2. Il ritoccatore compulsivo – È il classico smanettone, alla perenne ricerca dell’ultima tecnica di fotoritocco per poi utilizzarla su TUTTE le foto che scatterà di lì in avanti, dimenticando che una brutta foto ritoccata rimarrà sempre una brutta foto.
  3. Il ritoccatore consapevole – È consapevole delle enormi potenzialità della post produzione e ne fa un uso ponderato, misurato alle sue esigenze ed al risultato che si è prefisso di raggiungere. Sceglie solo le foto di per se già belle, con una composizione ed un’esecuzione tecnica ottima. Non eccede mai nella post produzione tranne quando vuole consapevolmente ottenere un risultato totalmente fuori dalla realtà. Mostra solo il meglio della sua produzione anche se si compone solo di poche decine di immagini.

Il fotografo che raggiunge il terzo stato è quello che ha sicuramente passato i primi due.

Che tipo di fotografo sei?

Personalmente preferisco tendere ad essere un ritoccatore consapevole anche se in passato la mia produzione fotografica ha risentito delle prime due influenze.

Io penso che se la tecnologia debba essere al servizio della creatività e non l’inverso. Quindi se hai chiaro in mente l’obbiettivo a cui vuoi arrivare è giusto usare gli strumenti adeguati a tale scopo senza prescindere dal senso del bello.
Come detto prima, le tecniche di sviluppo e post produzione sono nate e si sono sviluppate di pari passo alla nascita ed allo sviluppo della fotografia pertanto non vedo il motivo per cui dovere, in qualche modo, tornare indietro rifuggendo i nuovi strumenti a nostra disposizione. Sarebbe come vivere nell’era degli smartphone e voler utilizzare solo i telefoni a disco…

Purismo o Post produzione?

Concludendo…

Io credo che la giusta misura stia sempre nel mezzo. Non bisogna essere ancorati al passato senza guardare al futuro altrimenti ci si ritrova a dover correre per stare al passo con le nuove tendenze, rischiando di perdersi molte occasioni.

Oggi il mercato chiede immagini di alta qualità che si raggiungono combinando tecnica fotografica con tecnica di post produzione. Se non si combinano le due cose ci si ritrova a non essere più competitivi in qualità.

E tu, di che categoria fai parte?

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2 Replies to “Lightroom, Photoshop e la post produzione”

  1. gian Luca

    Sinceramente se non condizionato da richieste del cliente (allora cambia tutto),utilizzo la post produzione solamente per quelle elaborazioni già possibili in camera oscura. Intendo luminosità contrasto, ritaglio. Oltre a questo la foto diventa immagine, che per carità può essere bella, ma è un’altra cosa. Quindi, sono contrario a l’aggiunta, lo spostamenti o la cancellazione di soggetti. Questo dovrebbero capirlo i creatori di immagini che quando criticati si attaccano al fatto che anche in camera oscura si manipolavano le foto.Mai visto mio papà, fotografo degli anni 60 (che passava ore al buio della camera oscura), spostare auto, mettere persone o piante dove non c’erano e via via. Poi ripeto, se uno crea un’immagine…libero di fare ciò che preferisce, ma non chiamatela fotografia.

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    • Walter Topino

      Ciao Gian Luca, grazie per il tuo commento e benvenuto sul mio blog.

      Infatti il mio articolo pone una domanda fondamentale: “A che cosa serve la foto che hai scattato?”
      Come dici tu, se un cliente ti chiede una lavorazione specifica sull’immagine allora la si fa senza troppe discussioni.
      Ma quando scatti una foto per tuo piacere naturalmente interviene il gusto personale ed il proprio modo di vivere la fotografia. Tu hai avuto un insegnamento di un certo tipo da tuo padre, vedendolo lavorare in camera oscura avrai sicuramente appreso, consapevolmente o meno, buona parte del suo metodo di lavoro.
      Io che nasco ai limiti dell’avvento del digitale (ho armeggiato anche io in camera oscura ma per poco, purtroppo…) ed essendomi formato autonomamente creando in solitario la mia esperienza fotografica, sono più propenso a tendere per la “Digital Art” che spazia anche verso le fotocomposizioni.
      Fermo restando che la fotografia chiamata tale è quella che parte da un’ottima composizione senza compromessi, dopodiché viene tutto il resto.

      Un saluto.

      Reply

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