Fotografare in bianco e nero in un mondo a colori

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Gli albori della fotografia sono stati in bianco e nero, o per lo meno monocromatici. Dalle litografie del 1816, ai primi dagherrotipi del 1840, scoperta della sensibilizzazione cromatica del 1870 fino alla fotografia moderna a colori del 1935, le immagini prodotte con tecnica fotografica erano in bianco e nero.
Il mondo di allora è stato raccontato tutto in tonalità di grigio. e anche con l’avvento della fotografia a colori il fascino del bianco e nero non si è scalfito. Perchè?

Come l’occhio percepisce le immagini

Senza addentrarmi (per adesso) in una lezione di anatomia e oftalmologia, l’immagine che noi catturiamo attraverso la pupilla viene proiettata sulla rètina che a sua volta è composta da elementi fotosensibili chiamati coni e bastoncelli. I coni sono concentrati nel centro della retina e sono deputati alla percezione del colore, i bastoncelli sono distribuiti sulla periferia della rètina e sono deputati al rilevamento del movimento e del contrasto tra luce e ombre e sono 4000 volte più sensibili dei coni. Questo ci consente di muoverci anche in penombra, riuscendo a distinguere le forme degli oggetti ma senza distinguerne i colori.
Quindi possiamo affermare che l’occhio è già naturalmente abituato a vedere in bianco e nero, solo quando la luce supera una certa soglia di intensità riesce ad attivare i coni che aggiungono l’informazione del colore all’immagine che percepiamo.

Per approfondimenti puoi riferirti alla pagina web di Wikipedia sui fotorecettori e sull’occhio umano.

Come il nostro cervello percepisce le immagini

Dal nostro occhio partono una serie di impulsi elettrici che, tramite il nervo ottico, giungono fino al nostro cervello. Da qui inizia una complessa fase di elaborazione e analisi dell’immagine che coinvolge tanti meccanismi: si inizia dal riconoscimento delle forme, si prosegue con dare loro un nome, gli si attribuisce anche un significato dettato dalla nostra esperienza passata legata a quella forma. Tutto questo accade in un certo lasso di tempo relativamente molto breve. È abbastanza ovvio dire che più l’immagine è complessa più il cervello farà fatica a decodificare tutti gli elementi di essa per darle un significato compiuto.

Se togliessimo il colore ad un’immagine cosa accadrebbe? Semplicemente il cervello la elaborerebbe con meno fatica avendo un elemento in meno da elaborare e decodificare.
Questo è uno dei motivi per cui un’immagine in bianco e nero risulta più fruibile alla nostra comprensione.

Questo argomento lo approfondirò in altri miei articoli parlando di semiotica dell’immagine.

Perché continuiamo a fotografare in bianco e nero

Il bianco e nero è più fruibile per la nostra comprensione, risulta più immediato pertanto molto adatto a chi, tramite la fotografia, voglia raccontare una storia.
La street photography come il reportage (sia giornalistici che di matrimonio) sono i due generi fotografici dove il bianco e nero trova ancora la sua valenza comunicativa e la sua forza.

Concludendo…

Oltre alla facilità di comprensione, il bianco e nero non ha perso il suo fascino retrò riportando l’osservatore indietro di quasi un secolo. Giocando con le luci e le ombre si riescono a creare forme affascinanti dove l’occhio sembra essere a proprio agio viaggiando dentro l’immagine. Se supportata da una buona composizione, l’immagine assume una forza comunicativa che poche foto a colori possono raggiungere.
Fotografare in bianco e nero è un ottimo esercizio per cogliere l’essenziale di un’immagine, senza distrazioni, senza scuse.

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