La semiotica dell’arte visiva

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La fotografia (dal greco phos – foto e graphis – grafia, letteralmente scrivere con la luce), come ogni altra forma di comunicazione, è un linguaggio composto di segni i quali devono essere letti come qualsiasi altro linguaggio scritto. La lettura di una fotografia è decisamente più complessa della lettura di uno scritto data la sua interpretabilità soggettiva derivante dal diverso bagaglio culturale di chi la legge.

Cos’è la semiotica

Derivante dalla parola semeiotica [dal gr. sēmeiōtikḗ “studio, esame dei segni”], “È la scienza generale dei segni, della loro produzione, trasmissione e interpretazione, o dei modi in cui si comunica e si significa qualcosa, o si produce un oggetto comunque simbolico” (dall’enciclopedia Treccani) .

La semiotica dell’arte visiva è la disciplina che si occupa di studiare le qualità significanti di un’opera artistica visiva.

I livelli interpretativi di un’immagine

Detto che non è l’immagine a possedere gli elencati livelli interpretativi ma li possiede il metodo di analisi che andremo ad usare per interpretare i livelli stessi, un’immagine si presta a quattro livelli di interpretazione che sono:

  • Livello plastico: è il tessuto di punti, linee, forme, macchie, texture, colori di cui è composta l’immagine stessa, scomponendola e semplificandola nella sua rappresentazione primitiva
  • Livello figurativo: è ciò che rappresenta l’immagine, cioè che nome diamo noi alle forme geometriche che abbiamo riconosciuto nel livello plastico secondo la nostra esperienza pregressa
  • Livello comunicativo: è ciò che rappresentano nel complesso le forme che abbiamo riconosciuto nel livello figurativo
  • Livello meta comunicativo: è il significato più profondo del livello comunicativo, anche il più importante, il quale può svuotarne e stravolgerne il significato

Nei prossimi articoli mi addentrerò nella spiegazione di ogni livello per farti arrivare ad una più profonda comprensione di come si creano immagini di grande impatto visivo che emotivo.

Perché la semiotica è fondamentale per creare un’immagine

Va da se che per veicolare un messaggio ad una o più persone bisogna essere a conoscenza della lingua dei nostri interlocutori. Se, per esempio, volessimo dire qualche cosa a un cinese e ci mettessimo a parlare italiano è abbastanza ovvio che il nostro messaggio non passerebbe a meno che questo cinese non sappia anche l’italiano.
Nelle arti visive succede la stessa cosa. Per esempio, se si rappresenta un’immagine di vita metropolitana e la si mostra ad un pigmeo del Borneo molto difficilmente questo avrà gli strumenti per capire cosa stia guardando in quel momento. Se succedesse questo vuol dire che noi come fotografi abbiamo fallito, cioè non siamo stati in grado di veicolare correttamente un messaggio al nostro pubblico.

Quindi per comunicare con le immagini bisogna prima sapere la “grammatica dell’immagine”, poi bisogna “costruire la frase” usando le “giuste parole”.

Concludendo…

Ad un certo punto qualsiasi fotografo, che sia dilettante, amatore o professionista, DEVE fermarsi e chiedersi se le proprie fotografie usano in maniera corretta il linguaggio visivo e bisogna assolutamente rispondersi in maniera molto sincera.
Essendo la fotografia un canale espressivo di immenso impatto e di altrettanta complessità bisogna diventare consapevoli dei meccanismi di comunicazione coinvolti in essa ed usarli in maniera coerente. Per me la vera fotografia nasce molto prima di prendere la fotocamera in mano, nasce nella mente dove si pescano i messaggi da comunicare. Se non si ha ben chiaro il messaggio da inviare la propria fotografia sarà soltanto una mediocre produzione di immagini. Pertanto la semiotica, anche se è un argomento abbastanza ostico da trattare e studiare, è di vitale importanza per un fotografo che si vuole ritenere tale.

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2 Replies to “La semiotica dell’arte visiva”

  1. Pingback: Il linguaggio fotografico - prima parte

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