Fotografare eventi: la musica classica

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Fotografare eventi non è così semplice…

Ciao e bentornato sulle mie pagine.
Oggi ti voglio raccontare una situazione in cui mi sono imbattuto nel fotografare eventi per hobby.


Lo scorso sabato (27/2/2016 n.d.r.) ho avuto la fortuna di poter assistere alla lezione aperta del Maestro Ezio Bosso nello splendido Palazzo Barolo di Torino. Portai anche mio figlio sordo-udente (sì, hai letto bene… ma di questo te ne parlerò un’altra volta) e mia moglie per farle una sorpresa. Non capita tutti i giorni avere la possibilità di assistere ad una lezione di musica da un professionista di tale calibro.
Mi ero già fatto tutti i miei film mentali, tipo “Adesso vado lì e gli scatto tutte le foto che voglio” oppure “Sicuramente verranno fuori delle bellissime immagini“. In fase di prenotazione chiesi la possibilità di fare delle foto senza recare disturbo e mi risposero che dovevo chiedere direttamente al Maestro.
Che figo!!!” pensai, “così ho anche la scusa per conoscerlo di persona!“.

LA PREPARAZIONE

Nello zaino fotografico misi la mia fantastica Canon 1DX con il mio tuttofare 24-70mm f2.8 , il mio fidato 70-200mm f2.8 – chissà quanto sarò lontano dal Maestro? – ed il mio luminosissimo 50mm f1.4 – così farò dei ritratti incredibili!!! – Cosa mi serve d’altro? Penso nulla. Quindi presi la mia famigliola e mi instradai verso Palazzo Barolo.
Si sa che viaggiando con la famiglia di solito si accumula un certo ritardo, pertanto arrivai trenta minuti dopo l’inizio dell’incontro.
Mi spiace ma dovrete aspettare la pausa del Maestro per poter entrare in modo tale da non disturbare la lezione” disse il commesso alla biglietteria.
Mi sembra giusto” pensai.
Nell’attesa andammo a prendere un caffè in un bar vicino per poi ripresentarci puntuali (questa volta) all’entrata.

L’ACCESSO ALLA SALA

Dopo un paio di minuti ci fecero accedere alla sala, peraltro molto bella, dove c’era un pianoforte in fondo alla stanza con tre file di sedie disposte a ferro di cavallo tutt’intorno. C’era gente in piedi che si sgranchiva le ginocchia, qualcuno chiacchierava, altri guardavano il proprio smartphone e noi che cercavamo i posti rimanenti insieme ad altri ritardatari come noi. Trovato il nostro posto ad un estremo del farro di cavallo dietro al pianoforte, ci sedemmo ed io preparai con calma l’attrezzatura.
Feci un paio di scatti di prova per valutare la luce che peraltro era veramente poca e… SORPRESA!!! La mia fotocamera faceva un rumore terribile pensando che la lezione di musica si svolgeva in completo silenzio!!! Come avrei potuto fare anche solo una foto senza disturbare?

Nel frattempo mi si avvicina un commesso dicendo “Mi hanno detto di avvertirla che le foto si possono fare solo con il telefono, senza flash perché al Maestro danno molto fastidio le luci intense e non si possono fare riprese video“. Immagina la mia espressione appena ho preso coscienza di cosa mi aveva appena detto.
In quel momento entra il Maestro accompagnato da un commesso, un uditore della prima fila tira fuori lo smartphone e cosa fa? Spara una bella foto in faccia al Maestro a circa un metro di distanza con tanto di flash!!!
Naturalmente il Maestro alquanto infastidito si coprì il viso e gli fece cenno in modo seccato di smettere.

L’INIZIO DELLA SECONDA PARTE DELLA LEZIONE

Dopo qualche minuto il Maestro iniziò la sua lezione invitando qualche musicista intervenuto nella sala a farsi avanti per mettersi alla prova.
Si presentò una ragazza bionda molto giovane che suona il flauto traverso. Dopo qualche logico convenevole la lezione iniziò.
Silenzio. Nessuno che si muoveva o fiatava. In completo ascolto su cosa diceva il Maestro e sulla musica che veniva suonata.
Il tempo scorre ed io mi ritrovai rapito tra la musica, il carisma del Maestro ed il tormento di non poter fare nessuna foto senza disturbare.
Per una lunghissima ma brevissima ora la lezione andò avanti, tra consigli, commenti, insegnamenti di vita.

LA FINE DELLA SECONDA PARTE DELLA LEZIONE

La seconda pausa ebbe inizio, il Maestro si congedò per qualche minuto dandomi la possibilità di prendere mia moglie e mio figlio che dava segni di insofferenza all’evento – ha otto anni ed è anche comprensibile – ed uscire dalla sala senza disturbare.
Non essendoci state le condizioni per fare le foto che desideravo me ne andai comprensibilmente deluso.

Concludendo…

Nel fotografare eventi, sia per passione che per lavoro, mi sono capitate situazioni molto diverse tra di loro dove ho sempre portato a casa la mia giusta quantità di foto.
Se devo farle per lavoro non guardo in faccia a nessuno: se sono pagato per fare una cosa io quella cosa la faccio, cascasse il mondo. Ma se è per il piacere di fare foto allora la cosa cambia un po’.
Io mi rendo conto che la fotografia fatta in un certo modo risulta invasiva, ancora di più se si fanno ritratti. Alle volte ci si trova anche in situazioni molto sfavorevoli, tipo con luce scarsa, punto di ripresa sfavorevole, poca predisposizione del soggetto a farsi fotografare, regole di comportamento che non si possono ignorare.

Quindi questa volta ho preferito desistere e godermi la lezione, con la mia fotocamera dentro lo zaino e con gli occhi e le orecchie ben aperte.
Indubbiamente mi sono portato a casa una bella lezione, sia di musica che di vita, ma quanta fatica tenere giù l’obbiettivo…

 

Tu al mio posto cosa avresti fatto?

 

P.S. Chissà se il Maestro Bosso riuscirà a leggermi… 😉

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